Per prima cosa mi guardo dall’alto,
avverto un altro,
poi scrivo che descrivo cos’è questo salto.
Ma se ti mancano parole,
crisi nell’ispirazione
che ti porta ad aspirare a cambiare il tuo nome.
Ma che scrittore, non ho un seguito,
mi manca anche l’inizio e dubitare adesso è lecito,
ma a tempo debito lo Spirito dice:
“Riabilito il tuo orgoglio,
prendi quel foglio,
se c’è di meglio è ciò che voglio
o sbaglio?”
Pronto a dare un taglio
non mi appiglio più ad un codice,
perché è così difficile
parlare di ciò ch’è più semplice?
Pensando a un calice che può capirmi,
vaffanculo a tutto,
lui sarà il mio complice tra i timidi, effimeri istinti
coi quali faccio a pugni
per tracciare in segni i nuovi sogni,
pondero i guadagni
del mollare il tutto adesso che lo penso,
perché il miraggio della pace
appare nel deserto del silenzio.

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RIT
Chissà che passerà
in questa testa mia
quando prendo
carta e penna che succederà?
Chissà se sento
qualcosa dentro
ma il ritornello è la parte che tutti si aspettano.
Chissà che passerà
in questa testa mia
quando prendo
carta e penna che succederà?
Chissà se sento
qualcosa dentro
ma il ritornello è la parte che mi viene peggio fra…
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Forse è un buon inizio, sì lo tengo.
Seguo indizio dopo indizio
per capire dove vado e da dov’è che vengo,
lungo ‘sto percorso
piango a più non posso,
lacrime che hanno il sapore dell’inchiostro sparso,
ne sono sommerso e ho visto
le conseguenze pratiche,
le implicazioni etiche,
poi le mie imprecazioni epiche
rivolte a dio, al creato,
a ciò che penso che io sono.
Tra un po’, spirito mio, saremo io e te
tre metri sotto al terreno,
dove almeno non c’è più nessuno
che si possa aspettare qualcosa da questo poco di buono.
Temo,
ma l’istante in cui scrivo che temo
tremo perché giungo al punto in cui cingo l’estremo.
Il cammino và a ritroso
e ora sarebbe indecoroso
dichiarare resa e aspettare il riposo
ma poso
gli arnesi che mi danno il panico,
il mio serramanico,
finché resta in standby ‘sto palcoscenico.

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RIT
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Conti fatti,
dadi tratti,
troppi strappi,
attratti
dalle promesse degli astratti
ci siamo distratti dall’obbiettivo in tutti i sensi,
rivedi ciò che pensi,
i valori che poc’anzi avevi.
Scrivi i tuoi motivi,
donali perché se vivi
è grazie a quei momenti in cui non sopravvivi.
È un surplus che non spetta a tutti,
è un privilegio,
compi un sacrilegio
se lo stupri ed ostenti lo sfregio.
Penso a ogni momento che hai trascorso
senza il rimorso
di esserti perso dentro un sorso d’acqua.
Se qua non attacca la giustifica
lo sforzo si moltiplica
e produce una polemica
costante con me stesso,
messo in discussione ed è un ossesso,
volto più all’eccesso che al successo.
E chi mi dice che succede adesso?
Non so finire la canzone
quindi mi alzo e mi richiudo in cesso.

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RIT x2
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